analisi di un tango

IL TAO IN UNA DANZA


Lei si chiama Dana e lui è il tenente colonnello Frank Slade.

Lui la invita a ballare.

È gentile e delicato come potrebbe essere il padre di una sposa.

Lei esita, è sola al tavolo e lui è uno sconosciuto. Dice che tra 5 minuti arriverà il suo fidanzato.

Lui insiste ma non forza, solo aggiunge che in 5 minuti tutto può cambiare.

Lei dice che desidera da tempo imparare il tango ma ha paura di sbagliare.

“Non c’è possibilità di errore nel tango, Dana, non è come la vita, è più semplice. Per questo il tango è così bello, commetti uno sbaglio ma non è mai irreparabile, seguiti a ballare. Perché non ti butti?... Vuoi provare?”

Dana non resiste al quel fascino così garbato ma deciso, delicato ma denso.

“D’accordo sì, proviamo”.

Entrano in pista e lei è esitante e proprio non sa che fare ma lui le prende la mano e se l’appoggia sulla spalla e poi la stringe a sé per guidarla.


Quanto segue è così denso di significati che potremmo aprire un simposio.

Questo tango ci dà la sintesi perfetta del rapporto uomo – donna quando la coppia si mette in gioco per davvero, quando l’intesa diventa attenzione verso l’altro, ascolto e presenza.

Lui è maschio, audace e conduce i passi di lei che diventano sempre più sicuri fino a fluire con i suoi.

Lei sorride e quando sbaglia ride. Si diverte con le inaspettate prese, i giri su se stessa, i casquè che le scompigliano lo chignon laccato ma continua a lasciarsi guidare perché quella musica è irresistibile, la melodia che produce diventa luce per gli occhi di lui che è cieco, che non può vedere la bellezza che stringe tra le braccia ma solo può avvertirne il profumo che emana.

Perché è il profumo di una donna che accende la vista del colonnello Slade sull’universo femminile.

Universo che lui lo onora, sublima perché ama le donne più di ogni altra cosa al mondo, riconosce la donna come la maggior fonte di bellezza sulla Terra e maltratta tutti gli altri che ha attorno.

Le ama e allo stesso tempo desidera morire, farla finita perché crede di aver commesso errori irrimediabili e non si dà pace. È arrabbiato, infuriato con se stesso e forse con l’intera esistenza ma in quel tango è presente in tutta la sua integrità.

In quel tango c’è la sua dichiarazione d’amore per la donna e non certo per quella che stringe a sé, bensì per ciascuna donna.

Vuole che quell’ode all’intesa di quel preciso momento su quella pista circondata da vedenti sia il saluto di un cieco alla vita. Un cieco che sa vedere senza guardare. Sa scoprire e accarezzare senza toccare.

Nel rivedere questa bellissima scena mi viene spontaneo associare quel tango al Tao che da sempre rappresenta l’equilibrio degli opposti: la forza, la potenza del maschile che indica i passi e la forza e la potenza del femminile che emana la sua essenza, la sua bellezza generatrice.

Il maschile, lo Yang che scende dal cielo come Luce, movimento, velocità, vitalità e potenza del sole.

Il femminile, lo Yin che sale dalla terra come profondità, attesa, densità, energia e potenza del buio in cui germoglia la vita.

Ma non dimentichiamo e riflettiamo sull’aspetto fondamentale di questo simbolo: i due opposti possono esistere solo perché contengono l’essenza l’uno dell’altro.


Così come il tao dovrebbe essere la coppia uomo – donna.

Così come quel sublime e sensuale tango dovrebbe essere l’Amore tra maschile e femminile, in una danza gioco dove non c’è bisogno nemmeno di vedere ma solo di Essere.


Buona riflessione sull'essere coppia.

Anna Capurso


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